2° Global Peace Meditation Day

16 05 2008

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, diceva il Mahatma Gandhi. In tutto il Pianeta, domenica 18 maggio, numerosi gruppi di persone si riuniranno per meditare insieme per la pace e l’armonia sulla terra. Un evento straordinario che mette in profonda relazione diversi gruppi spirituali, dall’Africa al Tibet, dall’Indonesia alle Americhe per ventiquattr’ore.

Popoli e nazioni, ognuno con la propria originalità, il proprio costume e il proprio linguaggio, domenica si daranno appuntamento in una dimensione planetaria. 


“La sincronizzazione tra le genti dei cinque continenti ha lo scopo di ridurre il livello di conflittualità e violenza nel mondo e aiuta a diffondere una maggiore comprensione, tolleranza e capacità di vivere in pace con i propri vicini, sia prossimi sia lontani, e con la natura”, dicono alla comunità di Ananda, che da molti anni ha fatto della meditazione un momento centrale della sua esperienza, e in questa occasione è stata scelta, insieme al Villaggio Globale di Bagni di Lucca, come punto di riferimento per l’Italia. 

Il momento centrale di questo evento sarà tra le ore 10.00 e le ore 11.00 di domenica mattina nel Tempio di Luce di Ananda, ad Assisi. Sarà presente il professor Ervin Laszlo, promotore dell’iniziativa e filosofo della scienza, candidato al Premio Nobel per la Pace e Presidente del Club di Budapest International, un’organizzazione internazionale che si propone lo sviluppo di una Coscienza globale e di una “Nuova Etica”, creando un ponte tra generazioni e culture diverse. 

“Se non riuscirete a unirvi fisicamente alle meditazioni nei vari centri Ananda del mondo, potrete farlo tranquillamente a casa, dalle 10.00 alle 11.00 oppure in qualsiasi altro momento di questa giornata: sarà un contributo importante per la pace globale. Dopo i sorprendenti risultati del primo Global Meditation Day che ha visto riunite un milione di persone in tutti i cinque continenti, l’umanità si riunirà di nuovo per alzare la Coscienza planetaria nella luce della pace, dell’armonia, della fratellanza, della cooperazione. Tutti siete invitati a partecipare e a portare il vostro apporto concreto in corpo, mente e spirito, per dimostrare che la forza di volontà e del pensiero focalizzato può veramente “cambiare il mondo”. Vi preghiamo di registrare la vostra partecipazione qui“.

 




Il neonomadismo? Uno stile di pensiero più che uno stile di vita

16 05 2008

Saltabeccando qua e là sui numeri scaricabili online di “7th floor“, uno dei magazine più interessanti in cui mi sono imbattuta negli ultimi anni (progettato e diretto da Andrea Genovese, editore, imprenditore e organizzatore anche del co-working a Roma, l’ufficio condiviso per nomadi professionisti di cui ho parlato qui), ho trovato uno stimolante intervento di Francesco Morace (e vi consiglio di dare un’occhiata anche al suo Future Concept Lab) sui neonomadi di oggi. Cioè su molti, moltissimi di noi. Le sue considerazioni disegnano nuove “geografie” mentali, ampliano le nostre mappe e sono ricche di spunti. Ne riporto alcuni brani, ma per leggere tutto l’articolo cliccate su “7th floor“, numero 5. E visto che ci siete, date un’occhiata anche al resto del magazine: ne vale proprio la pena!

(Foto: Marina Misiti)

“La postmodernità - scrive Morace -, ci ha abituato a considerare l’uomo contemporaneo attraverso la metafora del nomade: egli è costantemente in cammino, attraversa “flussi” di realtà, di pensiero, di situazioni che mutano facilmente; è sulla cresta dell’onda, ascolta ed è presente nel mutamento e nella trasformazione. Oggi scopriamo che il viaggio presuppone un’abitare: il proprio corpo, la propria casa, i luoghi della propria identità. L’unica certezza che il soggetto contemporaneo può ottenere e su cui può progettare è la presenza a se stesso, l’accettazione di un nomadismo che è interiore prima ancora che un modo di vivere nella società. (…)

“Il concetto di viaggio e di neo nomadismo ha avuto un peso rilevante negli scenari di immaginario e di consumo degli ultimi anni, legandosi spesso al mondo delle nuove tecnologie, che hanno sicuramente fornito un impulso essenziale alla diffusione di informazione e di strumenti in grado di abbattere barriere fisiche e mentali. Il viaggio è oggi più che mai al centro della struttura dell’immaginario collettivo, ma mira al conseguimento di un percorso individuale molto più intimo di un tempo, meno avventuroso in chiave classica, ma più arricchente in termini di esperienza e di crescita. Quindi più domestico, più legato all’idea di cerchio vitale. Nello stesso tempo il nomadismo diventa uno stile di pensiero, e sempre meno uno stile di vita che si porta dietro stress, brucia eccessive energie, non permette serenità. In questa nuova direzione il viaggio diventa o molto lento, o molto veloce, e l’imprevisto viene identificato come un valore da riscoprire, un’opportunità da cogliere. La rivalutazione di mezzi lenti e meditativi come il treno, la bicicletta, o addirittura il camminare, rappresentano in questo senso esempi emblematici, che ripropongono l’idea del corpo come ambiente domestico che viaggia.

“Contemporaneamente, sulla stessa onda concettuale si consolida il revival del mito dell’on the road, ripreso dall’immaginario collettivo attraverso una reinterpretazione personale sul piano attivo (vagabondaggio geo-culturale) e mentale (letteratura da viaggio). I grandi viaggiatori del passato remoto o più vicino, diventano emblemi di uno stile di vita da emulare, anche solo come predisposizione mentale da trasportare poi nella propria dimensione quotidiana: le case si arricchiscono di ricordi di viaggio e di “memorie di strada”…




Parole prêt à porter

16 05 2008

«Comprendere: cum prendere, cioè prendere qualcosa e diventare uniti con essa. Se ci limitiamo a esaminare una persona dall’esterno senza diventare una con lei, senza metterci nei suoi panni, entrare nella sua pelle, non arriveremo mai a comprenderla».

Thich Nhat Hanh




Un viaggio nei luoghi dell’anima

14 05 2008

Un giorno, per caso, mi sono imbattuta in un quadro di Giuseppe Celi. La forza creativa della sua arte mi ha investita in pieno. Sono andata a cercare altre opere dell’artista. La stessa impressione: i luoghi, le strade, le stazioni, le figure femminili, le storie e le contaminazioni di linguaggi e di tecniche (dall’olio alla stampa su tessuto, ai materiali di arte povera). Paesaggi dell’anima, suggestioni profonde e grande rigore formale: ecco delle narrazioni “visive” perfette per il progetto DCV, mi sono detta. Così ho contattato il celebre artista calabrese per chiedergli di partecipare ad uno degli eventi 24ore/online di Donneconlavaligia. Gentile e disponibile - come solo i grandi riescono ad essere - Celi ha messo le sue opere a disposizione di questo blog-magazine e della galleria virtuale (divisa in tre sezioni: le donne nei lavori più recenti; l’arte in viaggio nella materia e i paesaggi figurativi dell’anima) che tra il 14 e il 15 maggio, per 24 ore, è stata visitabile online da tutti per un art-tour “alternativo”: ringrazio di cuore le tante le persone intervenute al vernissage, chi ha commentato in diretta, chi ha scritto email in redazione e, in modo particolare, l’artista. 

Arrivederci alla prossima mostra-evento 24ore/online, allora!

*Images Copyright © Giuseppe Celi. All rights reserved




Sulla vetta del Makalu (8462 m)

13 05 2008

Suona il cellulare e sullo schermo compare il numero del mittente: le iniziali sono 0088 e un’altra lunga fila di numeri, quindi si tratta di un telefono satellitare. “Ciao sono Cristina Castagna, ti chiamo per dirti che ieri mattina ho raggiunto la cima del Makalu e sono la prima donna italiana ad averlo fatto”. Inizia così la breve telefonata che l’alpinista vicentina ha fatto per confermare la sua impresa. Ecco cosa mi hanno scritto ieri dall’ufficio stampa di Salewa, storico marchio di attrezzature da montagna di cui Cristina è testimonial. ”Partita poco dopo la mezzanotte dall’ultimo campo in compagnia di Giampaolo Casarotto, ma per tutti “Gandalf”, la trentunenne alpinista ha raggiunto gli 8.462 metri del Makalu alle 11 locali, nel cuore di una splendida mattina di sole, ma estremamente fredda. Infatti a causa delle basse temperature Cristina ha accusato un principio di congelamento ai piedi, ma a suo dire “sotto controllo”. Gli ultimi metri dell’ascesa El Grio - il soprannome che suo padre le ha dato perché sin da bambina saltava come un grillo - li ha percorsi in compagnia di due scalatori brasiliani “ma loro con le bombole di ossigeno, io no!” ha commentato lapidaria Cristina. La breve telefonata si è chiusa con l’informazione che il compagno di avventura, Gianpaolo Casarotto, è giunto in cima due ore prima di lei “….ma solo perché non si è fermato a fare a colazione”. Intanto qui nel suo sito si possono leggere i resoconti giornalieri della sua impresa e ben presto visitare anche una ricca photo gallery.

La spedizione di Cristina Castagna era partita dall’Italia il 31 marzo scorso per conquistare la vetta che sta a metà tra il Tibet e il Nepal. Il Makalu è la quinta montagna più alta della Terra ed è entrata nel mirino della giovane alpinista veneta che potrebbe così diventare l’unica donna italiana ad aver conquistato il “Grande Nero”, così chiamato dai tibetani per via delle rocce scure che lo compongono. Cristina Castagna dal 2003 interpreta la propria passione alpinistica con grande professionalità, pur mantenendo l’impiego a tempo pieno come infermiera al Pronto Soccorso di Vicenza, in provincia di Vicenza”.

(Fonte: uff. stampa Salewa)




Il mondo in una stanza

13 05 2008

Oggi, come tutti gli anni, sono andata a vedere la mostra fotografica della World Press Photo 2008 al Museo di Roma in Trastevere, prima che sarà visitabile in molte altre sedi nel mondo. 

Italiageomagazine all’inaugurazione, qualche giorno fa, gli ha dedicato un articolo “geolocalizzato” che in parte vi posto qui:

“… Ogni anno, da 51 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata a esprimersi sulle migliaia di domande provenienti da tutto il mondo, inviate alla World Press Photo Foundation di Amsterdam da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e riviste. Tutta la produzione internazionale viene esaminata per il Premio, e il meglio confluisce nell’esposizione e nel catalogo. Si tratta quindi anche di un’occasione per vedere le immagini più belle e rappresentative che, per un anno intero, hanno accompagnato, documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo.

La giuria del concorso World Press Photo 2008 ha dovuto selezionare 80536 immagini, inviate da un numero record di 5019 fotografi professionisti da 125 paesi, e ne ha premiati 59, per 10 categorie diverse, provenienti da 23 nazioni: Australia, Belgio, Bulgaria, Canada, Cina, Colombia, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Israele, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Russia, Sud Africa, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito, Ungheria e Zimbabwe”… (leggi tutto su Italiageomagazine)




Dall’India di Gandhi all’Italia, un lungo viaggio per la pace

13 05 2008

Negli anni Ottanta era stata soprannominata “la principessa Indiana” dalla stampa Italiana, nel 1987 è Medaglia per la Pace alle Nazioni Unite, due volte candidata al Nobel per la Pace. La lista in realtà è alquanto lunga per elencare qui gli awards ricevuti sia da università di medicina europee, che da Accademie artistiche, come per esempio quella di San Pietroburgo, dove è membro onorario insieme ad altre sole 11 persone finora, tra cui anche Einstein a suo tempo. I governi americano, cinese, australiano l’hanno invitata per conferenze e premiata più volte per la sua visione scientifica e pacifista sul miglioramento della società in generale (verso cui oggi è rivolta l’attenzione globale!). Nirmala Devi Srivastava o semplicemente Madre, in tono di rispetto, ci fa visita per questi dolci mesi di primavera ed estate presso la residenza di Palazzo Doria a Cabella in Val Borbera (Asti).

Oggi 85enne, una vita da viaggiatrice instancabile in quasi tutti i Paesi del mondo per diffondere il messaggio di pace e integrazione di tutte le genti così come era anche iniziato con Gandhi, con il quale Nirmala trascorse alcuni anni giovanili in India. La pace comincia dal di dentro di ognuno di noi e la trasformazione anche: ho avuto la fortuna di seguire stralci del percorso di viaggio di Madre sia in Italia in diverse occasioni, che a Delhi, Mumbai, Sidney, Los Angeles e in New Jersey, negli ultimi cinque anni, insieme a migliaia di altri che come me venivano da ogni Paese. Un’esperienza di viaggio interculturale eccezionalmente toccante e vitale che raccomanderei a chiunque. Un salto nell’oceano di pace reale a cui tutti aspiriamo! Un esempio di personalità moderna e femminile su cui meditare. Anche attraverso il suo libro “Oltre l’era moderna” disponibile presso qualsiasi centro Sahaja Yoga della tua città.

(Testo e foto: Radha)




Lingue e culture, preziose eredità

13 05 2008

Quest’anno è stato proclamato l’Anno internazionale delle lingue per la promozione dell’unità attraverso la diversità linguistica, scrive nel suo blog  Maria Antonietta Ricagno, traduttrice tecnica freelance e “amica di valigia”. E spiega:
“Un numero sempre crescente di lingue è minacciato dall’estinzione e gli specialisti stimano che fra poche generazioni una percentuale vicina al 50% delle 6.700 lingue parlate in tutto il mondo scomparirà a causa della mancata rappresentanza nei media e negli organi di istruzione e governo. La globalizzazione sta investendo naturalmente anche questo settore e rischia di uniformare varie diversità linguistiche: sembra che il 96% delle lingue sia parlato solo dal 4% della popolazione. Quando scompare una lingua scompare anche una preziosa eredità culturale, di tradizioni e cultura…  (leggi tutto su: Languages at Work)




A Roma “Les Passagers” danzano e volano con il teatro di strada

12 05 2008

Ricordate il blitz dell’altro giorno a Roma con gli artisti che danzavano e dipingevano una facciata in centro? La mia amica Yara è andata a scovarli ed è riuscita a sapere chi erano e cosa fanno. Guardate il breve video che ho girato e leggete qui 

“Si chiamano Les Passagers, sono tutti francesi e vengono quasi tutti dalla danza, qualcuno dal teatro.

E’ un gruppo coeso in cui le “quote rosa” sono ampiamente rispettate. Per questa performance a Roma erano in 8 di cui 5 donne!
I nomi: Cristine, Anne, Sandrine, Stella, poi Julien Greg e Philippe il regista.

Il viaggio è parte del loro lavoro e quello che a loro piace molto è il fatto di entrare in contatto con i luoghi, le persone, per lavoro. Si sentono subito “dentro” ai diversi Paesi, al contrario dei turisti che in qualche modo rimangono un corpo estraneo.

Girano il mondo, soprattutto CinaRussia ultimamente. In Francia gli “intermittent du spectacle” hanno uno statuto che gli permette di sopravvivere con degli aiuti quando il lavoro è poco.
Sono artisti di strada che sperano di poter avere la possibilità di far vedere anche per le loro complesse coreografie teatrali…

(Testo: Yara Bitetti)




N.Y. un blog per il Metropolitan

12 05 2008

Interessante l’iniziativa del Metropolitan Museum di New York. La mostra in questione ha chiuso i battenti da qualche settimana, ma l’idea resta ed è destinata ad avere un seguito e molti “ammiratori”. Leggete qui…

“Il Metropolitan Museum of Art vorrebbe sapere che cosa ne pensate della loro ultima mostra: The Costume Institute, e la vuole condividere con il mondo intero. Grande iniziativa quella del museo newyorkese che ha abbracciato la filosofia dei blog! Su blog.mode: addressing fashion si può vivere infatti la mostra lasciando un commento da uno degli otto computer presenti nelle gallerie del museo.

Ognuno di noi può leggere cosa hanno da dire su un abito di jersey nero di Commes de Garcon del 1983, o un paio di stivaletti progettati da Damien Hirst e Manolo Blahnik”. (Fonte: Style&Fashion Blogosfere)

Se eravate a NYC ad aprile potevate visitate la mostra, altrimenti ora la si può trovare ancora sul blog!




Mostra 24h online: Giuseppe Celi

12 05 2008
E’ previsto per il 14 maggio il secondo evento-mostra “taggato” Donneconlavaligia. Si tratta della personale di Giuseppe Celi: una ricca selezione dei lavori dell’artista, divisi in tre sezioni, rimarrà esposta in questa web-gallery per 24 ore. Vi aspettiamo mercoledì per il vernissage online!
(Copyright © Giuseppe Celi)
Si ringrazia l’artista per la gentile concessione



Berlino, location ideale per un attacco di… guerrilla marketing

10 05 2008

Che geni quelli di Google… guardate qui cosa succede a Berlino




Madagascar. Spaccatori di pietre

9 05 2008

Gli “Mpamaki vato“, ossia gli spaccatori di pietre (in lingua malgascia), vivono ai piedi di una montagna dalla quale ogni giorno scavano roccia che poi nel villaggio trasformano in ghiaia con rudimentali attrezzi o a mani nude. Un lavoro durissimo svolto da uomini, donne e bambini. Una comunità che vive tra la polvere e il fango, soffre di malattie, mancanza di cibo ed acqua potabile. Alfredo Macchi è il fotoreporter di Mediaset che ha documentato queste storie di vita, e ne ha realizzato una mostra “MPAMAKY VATO - Gli spaccatori di pietre del Madagascar” che si inaugura oggi alle 18.30 a Roma, presso la galleria M.I.C.RO. (in via Monte Testaccio 34/A) nell’ambito del Festival Internazionale di fotografia di Roma 2008, di cui parlammo qui.

Ho conosciuto Alfredo alcuni anni fa quando insieme a una ventina di colleghi specializzati negli Esteri, passammo due settimane insieme per il primo addestramento realizzato dalle forze armate italiane per gli inviati nelle zone di crisi (che, per inciso, fu molto ben condotto e cementò un gruppetto di giornalisti provenienti da tutta Italia e di solito sparsi per il mondo), e quando ho saputo di questa esposizione gli ho subito chiesto ulteriori notizie. Alfredo, che in queste settimane è a Teheran, mi ha comunque fatto sapere che la mostra comprenderà una trentina di fotografie e immagini video che ha realizzato nel gennaio 2008 nell’isola di Nosy Be, a nord del Madagascar. Il suo intento è quello di spingere lo sguardo “oltre”: oltre lo scenario da cartolina, le spiagge coralline e il mare turchese che ogni turista può vedere, per documentare una realtà quotidiana di povertà, emarginazione e drammatiche condizioni di vita.

(foto di Alfredo Macchi)

La mostra fa parte del progetto “Una sorgente per la vita!” promosso dalle associazioni umanitarie Kairos Onlus e Birimbao, che lavorano per migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli abitanti del villaggio attraverso interventi mirati e concreti sul territorio, dalle infrastrutture all’assistenza medica e sanitaria, soprattutto per i più piccoli e i proventi della vendita del catalogo andranno al progetto.

(Marina Misiti)




Volare con arte, blitz a Roma

9 05 2008

Una telefonata passaparola della mia amica Yara e questo primo pomeriggio sono corsa davanti alla chiesa di piazza San Pantaleo, in pieno centro, a Roma, proprio dietro a piazza Navona a vedere un gruppetto di fantastici artisti di strada che aveva messo in opera un balletto in equilibrio sulla facciata…. un blitz come quelli che ho visto fare a New York o a Berlino, con tutta la gente che si fermava stupita e incantata con il naso all’insù… 

(foto: Marina Misiti)

Sono ripassata a fine giornata e il gruppo di artisti “volanti” aveva appena terminato di dipingere il manifesto pubblicitario che ricopre la facciata della chiesa. Pubblicità fatta con arte, non c’è che dire!

 




Tibet: che fine ha fatto la musicista e blogger Jamyang Kyi?

8 05 2008

Jamyang Kyi, nota scrittrice e musicista tibetana (nonché blogger), potrebbe essere vittima di sparizione forzata: se così fosse, si troverebbe a rischio di tortura o altri maltrattamenti e la sua vita potrebbe essere in pericolo, secondo quanto mi scrive  Paola Nigrelli - dell’ufficio stampa di Amnesty International -, che conosco da anni per motivi di lavoro e che mi ha appena inviato questo comunicato.

Sembra infatti che il 1° aprile 2008 Jamyang Kyi, che lavora come produttrice televisiva per i programmi in lingua tibetana della sede della tv pubblica di Qinghai, sia stata portata via dal suo ufficio a Xining, nella provincia di Qinghai, da agenti della sicurezza in abiti civili. Inizialmente detenuta presso l’Ufficio della sicurezza pubblica di Xining, è stata trasferita, il 4 o 5 aprile, in una località sconosciuta. Nei suoi confronti non è stata emessa alcuna accusa formale.

Fino al 7 aprile Jamyang Kyi è riuscita a mantenersi in contatto con la famiglia attraverso il suo telefono cellulare. Da quel giorno, l’apparecchio risulta spento. Durante due perquisizioni nella sua casa, gli agenti di polizia avrebbero confiscato il suo computer e altri effetti personali.

Jamyang Kyi è molto conosciuta tra i tibetani come scrittrice sulle tematiche femminili e come musicista. Ha pubblicato tre album che uniscono il pop alla musica tradizionale tibetana e nel 2006 ha girato gli Stati Uniti tenendo concerti e discorsi pubblici. Il suo blog è molto famoso tra i giovani tibetani, sebbene non sia stato più aggiornato da diversi mesi prima della sua sparizione. Questa è la prima volta che Jamyang Kyi è stata arrestata. Per firmare l’appello andate sul sito di Amnesty

(Fonte: Paola Nigrelli, Amnesty)




Jackie Kennedy, io? mmh… e se pure fosse?

8 05 2008

“La seconda sera sull’isola e mi ritrovo così a pulire i piatti nelle due bacinelle d’acqua (ma non sarà più sano “sprecarne” una terza per togliere veramente il sapone?, mi chiedo, o usare dei più pratici piatti di plastica?), con i capelli lunghi ancora bagnati e pieni di salsedine. Perché odiare la tecnologia a tutti i costi? Il phon inizia a sembrarmi una grande invenzione. Altrettanto dicasi del frigo (che in realtà c’è, ma funziona solo due ore al giorno - quindi è inutile - perché il pannello solare istallato è troppo piccolo).

(Foto: Marina Misiti - Donneconlavaligia)

Almeno il cibo è buono, mi ripeto mentre afferro l’ultima padella dove… ahinoi sta mangiando beatamente un topo. Urla, scompiglio e consiglio di guerra tra chi, praticamente io sola, è per la soppressione dell’ospite e gli altri che sono per la pacifica convivenza con tanto di tana giusto dietro alle mensole della dispensa. “Ma non è possibile mangiare dove si ciba anche il topo”, mi ribello. Perché far finta che tutto questo sia “naturale”? Niente da fare, oltre all’adozione da parte di una degli ospiti (che si dichiara buddista e quindi incapace di far male a una mosca), il topo viene anche battezzato. Scorrazzerà indisturbato per giorni, insieme a un altro animale totemico della tribù: un simpatico gattino. Più anarchico del resto degli abitanti: beve insieme a noi nei secchi d’acqua, mangia indisturbato sul nostro tavolo apparecchiato, dorme nei letti con noi. Mentre io vengo vista sempre più come una eco-terrorista da denunciare alla Lav. Soprattutto quando dopo pasti di verdure e carboidrati propongo una variazione proteica del menu: nientemeno che un pollo adocchiato nel pollaio del paese. Con mia grande sorpresa, un astenuto e due contrari, passa la proposta carnivora. E il povero pollo? stuzzico io a questo punto. Ormai tanto la nomea della snob ipercivilizzata consumista non me la toglie più nessuno. La mia colpa? Aver affittato qualche giorno fa per ben 12 euro una barca con pescatore al timone e tettino ombroso per fare il giro dell’isola: lo stesso che possedere uno yacht con personale di bordo, praticamente. Da allora muso lungo degli eco-amici finto-poveri-per-moda. Né mi sento Jackie Kennedy perché preferisco cambiarmi la t-shirt che lavarla a mano, come fanno gli altri (ma l’acqua, da queste parti, non era preziosa?).

La speranza era quella di passare qualche giorno lontana dalla routine, non di diventare una concorrente di Survivor, o dell’Isola dei famosi, spiego agli amici. Sguardi di disapprovazione. Commenti inaciditi. Poi il verdetto: la vacanza “etico-naturale” non fa per te. Mmmhh… ma siamo sicuri, cari amici, che lo stile di vita alternativo sia per forza questo? O parliamo di un’isola che non c’è? Una moda, un cliché alternativo e in-consapevole? Perché sono io quella che usa l’olio d’oliva come crema (qui avete abbronzanti di tutte le marche), ricicla gli abiti delle amiche, si muove in bicicletta e non spreca mai l’acqua, spiego accalorata. La differenza però è che lo faccio il resto dell’anno. Quando sono a casa. In città”. (Fine - 7)

(Testo e foto: Marina Misiti)




Mare, sole, roccia… un paradiso: ma che ci faccio io qui?

7 05 2008

“Quando mi sveglio dormono ancora tutti, così decido di avventurarmi da sola al mare. La discesa però, lo so da quando andavo in montagna, è peggiore della salita. Con le gambe piegate arrivo giù alla ricerca di un bar e del mare. Dopo un lungo tratto a piedi da una parte e dall’altra, mi rendo conto che di spiagge non ce ne sono, eccetto degli spiazzi rocciuti e assolati dove è impossibile persino sedersi, figuriamoci sdraiarsi. Non mi resta che entrare in acqua. E’ bellissima, mi dico, e vale tutte le difficoltà.

(Foto: Marina Misiti - Donneconlavaligia)

Ma stare in piedi o in bilico su uno spuntone di roccia, sotto il sole cocente a 45 gradi (di ombrelloni, orrore, neanche a nominarli) per cinque, sei ore, mi sembra una prima giornata di vacanza più che sufficiente, sto dicendo ai miei amici, che nel frattempo dopo lente colazioni a base di cibo integrale, preghiere buddiste e docce fredde naturiste, sono scesi in paese e stanno svuotando il negozio di alimentari. Per le buste come ci organizziamo? Chiedo curiosa. Ognuno di noi porta qualcosa risalendo, così dividiamo il peso. Sono già scottata, carico la mia busta, la mia acqua “minerale doc” e torno su. Brava, vedrai che allenamento, mi fanno.

Errore numero due: mai risalire con il sole che è ancora alto. Arrivo alla casa sudata fradicia, oltre che con la schiena distrutta dai pesi, per rendermi conto che il vento, vista l’altezza, è molto forte. Beh, se non mi prende un accidente adesso… La mia amica oggi non è scesa e mi mostra subito la “doccia”. All’aperto, naturalmente. Fredda, naturalmente, perché proviene dalla cisterna. La puoi fare lì, indica, dietro la casa, ti spetta mezzo secchio non sprecarla lavandoti i capelli, mi suggerisce. Scopro poi che la metà della nostra acqua viene data alle piante selvatiche che crescono tutt’intorno sulle rocce. Anche loro hanno bisogno di acqua come noi, mi spiega. Capisco…” (Continua - 6)

(Testo e foto di Marina Misiti)

 




Ancora sull’isola… non quella dei famosi, però

7 05 2008

“Con un po’ di coraggio e molta forza per trasportare il catino pieno d’acqua, affronto così il bagno-vista-mare, mentre mi guardo intorno alla ricerca di un lavabo. Vana ricerca. Di vasca c’è solo quella per i piatti. Come faccio a rinfrescarmi? Sono un misto di sudore e polvere ormai… Nessun problema, mi dicono gli amici. Ricevo subito, come tutti, l’istruzione sul ciclo naturale dell’acqua. Che udite, udite, è quella piovana. Si raccoglie in inverno sul tetto, scivola lungo i canaletti laterali fino a una cisterna sotterranea, dove arriva depurata. Sicuro? chiedo tremante. Certo, è l’acqua che stai bevendo adesso. O mio dio! e i batteri? La legionella? E se ci cascano gli animali dentro? Ma non è igienico, non è per noi, non abbiamo più gli anticorpi, balbetto con il bicchiere in mano e l’acqua in bocca che non riesce più ad andar giù. Già mi vedo con la dissenteria amebica tipica dei viaggi in alcuni Paesi. E invece sono solo in un’isola in mezzo al Mediterraneo ad alcune centinaia di chilometri da “casa”…

Ma la notte sta calando e mi viene mostrata la stanza. Affascinante, davvero. E non fa niente se al posto del pavimento c’è la “nuda terra” e se i miei pantaloni bianchi tendono ormai al grigio scuro. O se sopra alla zanzariera passeggia indisturbato un ragno gigante. Non toccarlo, porta fortuna, sta dicendo la mia amica. Meno male che non mi fanno impressione… nemmeno le bisce? chiede lei con un risolino. Perché la porta non si chiude bene e fuori c’è la campagna, sai com’è… Nessun problema, rispondo serafica, stanotte crollerò dal sonno. Anche se fuori c’è un tramonto…

(Foto: Marina Misiti - Donneconlavaligia)

Intanto la cena è pronta. Un grosso fuoco acceso, al posto dei fornelli, due terrazze più in basso, sprigiona invitanti odorini. Ma intorno è tutto buio e devo scendere al patio dove c’è il tavolo da pranzo. Scopro così che ognuno è arrivato provvisto di torcia: la corrente elettrica non c’è, mi sta spiegando ispirato il simpatico padrone di casa radical-hippy. E’ tutto naturale, qui: l’ho presa per questo, aggiunge fiero. Niente cavi elettrici, tubature dell’acqua, fogne. Siamo in pieno ottocento, dico io. Siamo autonomi, mi risponde piccato. Liberi dalle schiavitù della civiltà. Va bene, ma è poco sano anche farsi affumicare sottovento dalle lampade a petrolio mentre ceniamo, osservo, a questo punto tra me e me. Ma i cuochi sono fantastici e il cibo mi tira su. Domani è un altro giorno, mi ripeto stoicamente prima di addormentarmi…” (Continua - 5)

(Testo e foto di Marina Misiti)




AAA vacanza etica offresi

7 05 2008

“Lasciata la valigia, anzi il mio mini-trolley, accanto al mulo che fa tanto esotico (ma a saperlo avrei portato il più pratico zaino, perché non me l’hanno detto prima?), alzo gli occhi verso la scalinata che s’inerpica su per il paesino. E meno male che anni fa arrampicavo in montagna! Sembro un mantice per come sbuffo mezz’ora dopo, quando finalmente i gradini finiscono e uno stretto sentiero di terra polverosa (oddio, le scarpe chiare e aperte) si stringe intorno alla roccia. A sinistra la parete, in basso a destra, ormai distante, il mare. Le casette del paese sono scomparse alla vista da un pezzo: siamo dall’altra parte dell’isola. Solo le capre qui… commento con un filo di voce. 

(Foto: Marina Misiti - Donneconlavaligia)

Dal mare siamo lontani già un’oretta, dico con una certa apprensione. E’ solo questione di passo, mi fanno notare. Dopo una settimana ti abitui, vedrai che fiato. Ma se fra otto giorni riparto… Sudata e stravolta dalla stanchezza, finalmente raggiungo la villa e mi dirigo dritta dritta in cerca del bagno. Ridendo maliziosi i ragazzi indicano un terrazzamento a una decina di metri dalla casa con una cavernetta, ex rifugio per animali, ricavata nella roccia. E’ lì il water, all’aperto, senza porte, mi spiegano. E accanto c’è il secchio per la carta igienica, che va bruciata a fine giornata e non buttata nella fossa biologica, continuano con una nota di compiacimento… Come mai? chiedo con gli occhi sbarrati. Dopo serve per il compost, il concime per la terra, tutto si ricicla, no? Giusto. E mi raccomando, mi avvertono solerti gli eco-amici, usa solo questi secchi d’acqua sporca già riciclata dopo il lavaggio dei piatti. Ma è acqua già riciclata… sì, ma è solo il secondo passaggio. Aahhh…. ecco: una “sporca” vacanza etica, borbotto tra me e me. E per fortuna che il vento si è alzato e nessuno mi ha sentita…”. (Continua - 4)

(Testo e foto: Marina Misiti)




Ecoturismo al femminile? Sì

7 05 2008

“Primo sbaglio: persona avvisata, mezza salvata. A dire il vero, la foto della casa l’avevo vista già prima di partire. Anzi, era stata proprio quella a convincermi definitivamente. Tipico stile dell’isola, le stanze su più livelli con affaccio sul mare, il tetto piatto di calce bianca, il patio con le colonne e la tettoia di paglia incannucciata… intorno solo fichi d’india e mare blu a perdita d’occhio. Più natura di così? mi ero detta, già stregata dall’idea. E’ inutile che porti il cellulare, tanto non prende, aveva aggiunto l’amica. Che meraviglia, già pregustavo il vecchio caro rumore delle onde in spiaggia, senza trilli telefonici, vibrazioni, toccate e fuga di Bach o inni della squadra del cuore che aspettano soltanto un “pronto, mi senti? no, aspetta che mi sposto…”. Niente squilli, niente urla alla risposta. Che eco-vacanza!

La proposta della mia amica era davvero allettante. Siamo in dieci, dividiamo le spese, mangiamo in casa e risparmiamo su tutto. Vedrai, sarà un’esperienza unica. Promessa mantenuta. Eccome…

(Foto: Marina Misiti - Donneconlavaligia)

Allora, dov’è la casa? chiedo curiosa agli amici che sono venuti a prendermi. Finalmente sto sbarcando sull’isola. La più selvaggia di questo gruppetto di isole. Un cono di roccia vulcanica alto più di 600 metri che piombano giù a picco. Senza porticciolo, solo un molo per attraccare. Quando il mare lo consente, naturalmente. Il rifugio ideale dopo un anno di super lavoro.

Questa è una domanda che è meglio non farsi in questo momento, rispondono scambiandosi occhiate complici…” (Continua - 3)

(Testo e foto: Marina Misiti)




Destinazione… l’isola che non c’è

6 05 2008

Tutto aveva avuto inizio quindici giorni prima…

“Cerco aspiranti eco-vacanzieri desiderosi di silenzio, mare e sole con cui dividere le spese. Ci stai? fa la mia amica in un pomeriggio afoso di luglio, a meno due (settimane) dalle ferie e nessuna prenotazione in vista. Lei ci torna da anni. Ne racconta meraviglie per tutto l’inverno seguente e ci si prepara da inizio primavera. Già mi vedo: a piedi nudi sulle rocce a raccogliere conchiglie, e poi l’acqua, il cielo a 180 gradi. E la sera, miriadi di stelle. Tutto quello che mi manca in città. Dieci minuti dopo sono all’agenzia per prenotare aereo più nave. Destinazione: l’isola che non c’è. L’immersione in una natura incontaminata e selvaggia.

(Foto: Marina Misiti-Donneconlavaligia)

L’empatia con il luogo aspro, i ritmi lenti e il dialetto stretto degli abitanti. Così l’avevo descritta questa vacanza ad amici e colleghi salutati via mail pochi giorni prima di partire. Qualcuno aveva osservato, scettico: ma dove lo trovi un posto ancora così? Eh, eh, più vicino di quanto non immagini. Avevo risposto sibillina con una punta di orgoglio, tenendo accuratamente nascosto il nome dell’eremo che mi avrebbe ospitata”. (continua - 2

(Testo e foto: Marina Misiti)




Diario di una eco-vacanza*****

6 05 2008

Vi ripropongo qui a puntate, in forma completa, il diario originale di una eco-vacanza etica (e da incubo), su una minuscola isola del Mediterraneo in compagnia di alcuni amici, che pubblicai tempo fa su “Marie Claire

(foto: Marina Misiti-Donneconlavaligia)

“Qualcosa avrebbe dovuto insospettirmi. Due ore prima dell’arrivo sull’aliscafo, mare aperto: squillo del telefonino. “Ciao, te lo affitto il mulo per le valige o fai da te?”. Il mulo? Troppo tardi. La sensazione che sarebbe stata una vacanza moolto più difficile del previsto mi prende alla gola. E’ da stamattina che sono in viaggio. Inutile ormai pensare di tornare indietro. Il biglietto aereo era scontato perché aveva il ritorno “chiuso”, quindi niente variazioni. E poi non c’è un posto libero neanche in braccio al comandante per chi rientra, mi diceva una hostess. Un minuto buono di apnea, e dall’altra parte della cornetta: “ehi?… ci sei ancora?”. Sì, balbetto, affitta pure il mulo. 

Chiudo gli occhi e ripenso al sogno a colori che mi ero confezionata nelle ultime settimane, compreso di repliche e variazioni sul tema: solo io e il mare, l’acqua, il sole e il vento. Fuori dalla civiltà, lontano dagli squilli dei telefonini, senza il ronzio della tivù e l’odore acre dei gas di scarico delle auto.

Apro gli occhi e ho davanti un’eco-vacanza-incubo con una decina di simpatici amici eco-alternativi convinti: senza acqua né luce, né auto e va da sé né frigo, né cellulari, né tivù, né bagno, né doccia (giusto mezzo secchio a testa al giorno per lavarsi e per il resto tutto “ciclo biologico”). Come rovinarsi le vacanze e restare però con la coscienza a posto per aver contribuito al benessere della terra, piuttosto che al mio, penso ancora…” (continua - 1)

(Testo e foto: Marina Misiti)